La piazza dei ribelli e i ribelli senza piazza: quale posta in gioco?

scontri

Foto Riccardo Siano durante scontri davanti al San Carlo di Napoli

Inizia l’autunno. Se sarà caldo lo vedremo nei prossimi giorni ma settembre sta già delineando le temperature. La notizia di oggi arriva da Piacenza dove un operaio è stato ucciso mentre faceva un picchetto fuori la sua azienda: investito da un tir che i lavoratori stavano bloccando. Poi c’è il fronte ambiente e territorio con la manifestazione del 23 settembre a Roma per Bagnoli mentre domani a Chiaiano si scende ancora in piazza contro la possibile riapertura della discarica.

In questo scenario le premesse hanno come risposta la repressione. Lo scorso lunedì abbiamo assistito alle cariche a freddo della polizia contro i ragazzi e i comitati campani che volevano contestare Renzi. Manganellate, minacce e l’atteggiamento di dirigenti della Questura al limite della provocazione (“Ti sparo in testa”, la frase rivolta a un attivista di Bagnoli non smentita dalla questura). A pronunciare questa frase sarebbe stato il vicequestore Fiorolli contro cui c’è una petizione on line per chiederne la rimozione.

Ci sono analisi più profonde da fare in questo contesto, soprattutto a Napoli dove c’è un’Amministrazione comunale che ama definirsi rivoluzionaria e che fa emergere alcune contraddizioni. A delineare un riflessione sono due dirigenti politici “antagonisti” di grande esperienza come Francesco Maranta e Vincenzo Gagliano

“La forma e il senso della democrazia, il controllo dei centri economici e finanziari, il ridisegno di grandi aree metropolitane, il ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze. E’ questo, sommariamente espresso, il contenuto dello scontro nello scenario politico sociale dell’autunno italiano. Se è così, e c’è ben altro, non ci si può affidare alle generose iniziative di conflitto aperte dai movimenti a Napoli e nel paese”. Così comincia un lungo post su facebook in cui si mettono a confronto due foto: quella della grande manifestazione napoletana contro la repressione degli anni ’80 e quella dei giovani picchiati davanti al teatro.

“Il film delle violenze esercitate dalla polizia lunedì sera nei pressi del san Carlo contro giovani e persone che manifestavano a mani nude – continuano Maranta e Gagliano – mostra da un lato le intenzioni incendiarie e repressive di un governo in difficoltà e dall’altro l’inadeguatezza del fronte di resistenza democratica e sociale. Mentre l’avanguardia giovane e generosa del popolo napoletano era lì a dire no alla regressione autoritaria delle riforme costituzionali, alla compressione salariale e delle condizioni sociali di grandi masse, il sindacato era impegnato in una trattativa che affida ad un prestito che grave sui bilanci familiari la possibilità di fuoriuscita dall’orrore della riforma pensionistica Fornero. Né si fa sentire la presenza organizzata delle formazioni politiche che si definiscono antagoniste. Il Sindaco pur schierandosi apertamente, ed è un bene, si limita a portare avanti una personale polemica politico programmatica con il Premier”.

In effetti c’è da porsi qualche domanda. Ad aprile come l’altra sera, dove stavano i dirigenti (non i consiglieri comunali, ma dirigenti e iscritti proprio, ndr) di Dema? Perché non sono mai davanti a quegli striscioni insieme a quei ragazzi nel nome della città ribelle? Questa assenza ricorda un fare bertinottiano del periodo no global: disobbediente nella retorica, assente nelle responsabilità.

operaio-ucciso

Operaio investito a Piacenza da un tir durante il picchetto

E se lo chiedono anche Maranta e Gagliano:“Non è difficile capire che Renzi e il suo governo intendono destabilizzare la fase per imporre un Si d’ordine pubblico ed economico, come dimostrano le dichiarazione dell’ambasciatore americano, vogliono avviare un largo intervento urbanistico, profittando delle politiche post terremoto, standardizzare la precarietà salariale e normativa del lavoro, dare un ulteriore colpo alle attese operaie, dei dipendenti pubblici, degli insegnanti su contratti, diritti e pensioni. C’è bisogno di un largo schieramento unitario. A Napoli Dema, il sindacato, i partiti antagonisti (dove sono i 5stelle?) organizzino una immediata risposta di programma e di lotta all’aggressione di lunedì sera per far vincere il NO, per determinare democraticamente gli assetti territoriali urbanistici e produttivi delle periferie, per sostenere la stagione dei contratti, per cancellare la regressione della legislazione sociale, a cominciare dal regime pensionistico, dalle tutele del lavoro, da un reale diritto alla salute e allo studio, per difendere il diritto a manifestare democraticamente”.

Insomma, qui si rischia un film già visto: piazze con i ribelli e i ribelli che non vanno in piazza. Ma la posta in gioco è troppo alta per assistere a una nuova replica del 2001.

 

 

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