Le 4 giornate di Napoli (Est)

 

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Napoli, prima città europea insorta contro l’occupante nazista. Le 4 giornate che, tra il 28 settembre e il I ottobre 1943 (ma già dal 27 e dai giorni precedenti con focolai di rivolta), liberarono il capoluogo campano sono storia celebrata e ricordata da libri, foto e celebri film. Eppure nel solco della memoria c’è qualcuno che scava e trova nuove storie. Uno di questi è Enzo Morreale, animatore del Comitato civico di San Giovanni a Teduccio, che ha recuperato le informazioni sull’eccidio della “Vetreria Riccardi” a San Giovanni a Teduccio:

“Il 29 settembre 1943 – scrive Morreale – nella ‘Vetreria Ricciardi’ di Via Ferrante Imparato i Tedeschi apparecchiarono un ‘campo di concentramento’ nel quale si perpetrò una feroce rappresaglia contro cittadini inermi. Le fonti ufficiali dichiararono trenta morti. Ma tuttora non si sa con certezza quante furono effettivamente le vittime. La ricerca di G. Mancini, A. D’Angelo, L. Verolino, pubblicata nel volume “Guerra di periferia … stragi dimenticate nell’area orientale di Napoli 1940-1943”, documenta che le vittime dovettero essere ben oltre quelle citate. Nel luogo dell’eccidio non c’è nulla che ricordi quell’avvenimento così cruento: nessun riferimento nella toponomastica, nessuna lapide in memoria delle vittime, nelle ricorrenze non è mai avvenuta la posa di corone di alloro per la commemorazione di quelle che furono vittime del nazifascismo.

La rappresaglia dei nazisti, spalleggiati dai fascisti locali, fu causata dall’epilogo della lotta di liberazione dal nazifascismo che in quelle ore si dispiegava nel nostro paese e nel mondo intero. Aldo De Jaco dedicò un paragrafo della sua opera monumentale “le quattro giornate di Napoli” agli avvenimenti che riguardarono l’area Orientale di Napoli. De Jaco ricostruisce la storica avversione verso il fascismo delle popolazioni locali, non solo nella sua fase conclusiva, che ebbe il suo epicentro a Ponticelli, a cui per il valore dimostrato dovrebbero essere riconosciuti tutti gli onori previsti, dove la popolazione ingaggiò uno scontro durissimo contro i Tedeschi intenti a depredare, a distruggere le fabbriche, ad organizzare le deportazioni e a macchiarsi dei crimini più odiosi ed inverecondi. Non conosciamo il motivo per cui i Tedeschi scelsero come ‘campo di concentramento’ la ex ‘Vetreria Ricciardi’. Dal punto di visto logistico si può dedurre che la scelta dei nazisti, per le analogie, appare tragicamente chiara. Ancora oggi davanti al sito appare un binario ferroviario oramai inutilizzato che si connetteva alla rete e che entrava in quella che dovette essere l’area retrostante dell’opificio. Il binario riconduce la mia memoria alla storia tragica dell’Europa innanzitutto a quella del ‘900, delle due guerre mondiali e del genocidio”.

L’iniziativa del 2 ottobre

Per ricordare questo eccidio e quella resistenza il 2 ottobre in via Ferrante Imparato si terrà un’iniziativa che vede mobilitati i comitati di Napoli Est (Comitato Civico S. Giovanni a Teduccio, Rete Napoli Orientale, , La Barra, Porchiano Bene Comune, Napoli Est Brucia, Secondo Tempo, Voce nel Deserto, Sala Teatro Ichos, Napoli Libera.), l’Anpi e il Comune di Napoli. È prevista la performance dell’artista Giuseppe Zinno e le letture dei brani dei testi di A. De Jaco “le quattro giornate di Napoli” e di G. Mancini, A. D’Angelo, L. Verolino, “Guerra di periferia….stragi dimenticate nell’area orientale di Napoli 1940- 1943”

La memoria di quei fatti riconduce a moderne resistenze che in questa periferia sono portate avanti proprio da questi comitati: la difesa dell’ambiente e della salute di fronte al disastro ambientale che vede la Q8 sotto inchiesta per smaltimento illecito dei rifiuti, la cui sede è a pochi metri proprio dalla ex “Vetreria Riccardi”.

Nuove resistenze

E sempre in quei giorni nell’area orientale, a Ponticelli, un’altra moderna resistenza vedrà una nuova iniziativa. Venerdì 30 e sabato 1 ottobre i ragazzi del Lotto O saranno al Campo Sportivo Ciro Colonna, per proseguire  l’impegno in memoria di Ciro, vittima innocente della camorra: “finiremo di sistemare l’aiuola con il Ginkgo e il Melograno di Ciro, monteremo lo steccato che sarà dipinto dai bambini del Lotto O e dedicheremo a Ciro uno striscione col suo meraviglioso sorriso”.

La memoria delle vittime della violenza nazifascista possono unire il presente di un’area della città da troppo dimenticata: ci sono nuove quotidiane resistenze che hanno bisogno di sostegno e della partecipazione di tutti.

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La piazza dei ribelli e i ribelli senza piazza: quale posta in gioco?

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Foto Riccardo Siano durante scontri davanti al San Carlo di Napoli

Inizia l’autunno. Se sarà caldo lo vedremo nei prossimi giorni ma settembre sta già delineando le temperature. La notizia di oggi arriva da Piacenza dove un operaio è stato ucciso mentre faceva un picchetto fuori la sua azienda: investito da un tir che i lavoratori stavano bloccando. Poi c’è il fronte ambiente e territorio con la manifestazione del 23 settembre a Roma per Bagnoli mentre domani a Chiaiano si scende ancora in piazza contro la possibile riapertura della discarica.

In questo scenario le premesse hanno come risposta la repressione. Lo scorso lunedì abbiamo assistito alle cariche a freddo della polizia contro i ragazzi e i comitati campani che volevano contestare Renzi. Manganellate, minacce e l’atteggiamento di dirigenti della Questura al limite della provocazione (“Ti sparo in testa”, la frase rivolta a un attivista di Bagnoli non smentita dalla questura). A pronunciare questa frase sarebbe stato il vicequestore Fiorolli contro cui c’è una petizione on line per chiederne la rimozione.

Ci sono analisi più profonde da fare in questo contesto, soprattutto a Napoli dove c’è un’Amministrazione comunale che ama definirsi rivoluzionaria e che fa emergere alcune contraddizioni. A delineare un riflessione sono due dirigenti politici “antagonisti” di grande esperienza come Francesco Maranta e Vincenzo Gagliano

“La forma e il senso della democrazia, il controllo dei centri economici e finanziari, il ridisegno di grandi aree metropolitane, il ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze. E’ questo, sommariamente espresso, il contenuto dello scontro nello scenario politico sociale dell’autunno italiano. Se è così, e c’è ben altro, non ci si può affidare alle generose iniziative di conflitto aperte dai movimenti a Napoli e nel paese”. Così comincia un lungo post su facebook in cui si mettono a confronto due foto: quella della grande manifestazione napoletana contro la repressione degli anni ’80 e quella dei giovani picchiati davanti al teatro.

“Il film delle violenze esercitate dalla polizia lunedì sera nei pressi del san Carlo contro giovani e persone che manifestavano a mani nude – continuano Maranta e Gagliano – mostra da un lato le intenzioni incendiarie e repressive di un governo in difficoltà e dall’altro l’inadeguatezza del fronte di resistenza democratica e sociale. Mentre l’avanguardia giovane e generosa del popolo napoletano era lì a dire no alla regressione autoritaria delle riforme costituzionali, alla compressione salariale e delle condizioni sociali di grandi masse, il sindacato era impegnato in una trattativa che affida ad un prestito che grave sui bilanci familiari la possibilità di fuoriuscita dall’orrore della riforma pensionistica Fornero. Né si fa sentire la presenza organizzata delle formazioni politiche che si definiscono antagoniste. Il Sindaco pur schierandosi apertamente, ed è un bene, si limita a portare avanti una personale polemica politico programmatica con il Premier”.

In effetti c’è da porsi qualche domanda. Ad aprile come l’altra sera, dove stavano i dirigenti (non i consiglieri comunali, ma dirigenti e iscritti proprio, ndr) di Dema? Perché non sono mai davanti a quegli striscioni insieme a quei ragazzi nel nome della città ribelle? Questa assenza ricorda un fare bertinottiano del periodo no global: disobbediente nella retorica, assente nelle responsabilità.

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Operaio investito a Piacenza da un tir durante il picchetto

E se lo chiedono anche Maranta e Gagliano:“Non è difficile capire che Renzi e il suo governo intendono destabilizzare la fase per imporre un Si d’ordine pubblico ed economico, come dimostrano le dichiarazione dell’ambasciatore americano, vogliono avviare un largo intervento urbanistico, profittando delle politiche post terremoto, standardizzare la precarietà salariale e normativa del lavoro, dare un ulteriore colpo alle attese operaie, dei dipendenti pubblici, degli insegnanti su contratti, diritti e pensioni. C’è bisogno di un largo schieramento unitario. A Napoli Dema, il sindacato, i partiti antagonisti (dove sono i 5stelle?) organizzino una immediata risposta di programma e di lotta all’aggressione di lunedì sera per far vincere il NO, per determinare democraticamente gli assetti territoriali urbanistici e produttivi delle periferie, per sostenere la stagione dei contratti, per cancellare la regressione della legislazione sociale, a cominciare dal regime pensionistico, dalle tutele del lavoro, da un reale diritto alla salute e allo studio, per difendere il diritto a manifestare democraticamente”.

Insomma, qui si rischia un film già visto: piazze con i ribelli e i ribelli che non vanno in piazza. Ma la posta in gioco è troppo alta per assistere a una nuova replica del 2001.

 

 

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Roghi e discariche: da Chiaiano riparte la mobilitazione

foto chiaiano

 

I roghi per tutta l’estate, dalla provincia nord fino al Vesuvio. I fuochi non si sono mai spenti in Campania nonostante promesse, chiacchiere e leggi inutili. Ma non basta. A dispetto delle promesse di un anno fa La Regione Campania vuole riaprire le discariche con le due delibere di agosto: “il piano per l’eliminazione delle ecoballe ed il piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti. Le modifiche al piano prevedono, senza vergogna, la possibilità, tra le altre cose, di aprire una nuova discarica nel napoletano in uno tra i siti già individuati dai precedenti commissariati straordinari. I siti in questione sarebbero Giugliano, Marano, Quarto e Chiaiano, tutti territori su cui ha già insistito per anni l’opera di devastazione causata dagli sversamenti legali e illegali”. Così scrivono i comitati della Rete Commons che l’8 settembre ore 18 terrà un’assemblea nella celebre rotonda Titanic, tra Chiaiano e Marano, per riprendere una mobilitazione mai finita.

“E’ per altro notizia – aggiungono i comitati – la vittoria della gara d’appalto per la tombatura della discarica di Chaiaiano dalla SEA di Trento. Anche su quello pretendiamo il rispetto degli impegni presi di avere voce in capitolo e possibilità di controllo, considerato che siamo i comitati e i cittadini che hanno lottato strenuamente per anni per la chiusura di quel sito vergognoso che ha ammalato irreversibilmente il nostro territorio”.

Non solo roghi e discariche. Sempre ad agosto alcuni gruppi editoriali sono tornati alla carica per gli inceneritori: numeri e paginate su quanto siano ecocompatibili e convenienti. Solo tre anni dopo la manifestazione del “Fiume in piena” i signori della monnezza sono tornati e ripongono le cause del disastro. Non ci sono più bonifiche e difesa della salute tra le priorità ma il business legato a trasporto e interramento dei rifiuti.

Calato il sipario, la terra dei fuochi brucia ancora.
 

 

 

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Si mobilita il Lotto 0: campetto e murales per Ciro. E il Comune?

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Si troveranno venerdì 8 e sabato 9 per rimettere a posto l’unico campetto di calcio. Pianteranno alberi e fiori, realizzeranno un murales in memoria di Ciro Colonna. I ragazzi del Lotto 0 provano a reagire dopo la morte del 18enne innocente durante l’ennesimo agguato a Napoli Est.dopo la morte del 18enne innocente durante l’ennesimo agguato a Napoli Est. Provano a mettere in campo la partecipazione e la cura del loro rione, insieme al movimento UnPopoloInCammino.

“Alla riunione del 28 giugno – scrivono gli attivisti – erano presenti la madre e il padre di Ciro: non lo nascondiamo, accanto a loro ci siamo sentiti piccoli piccoli, perché queste persone sono straordinarie, è straordinaria la loro forza, è straordinario il coraggio che stanno dimostrando. Forse è impossibile immaginare cosa voglia dire perdere un figlio di diciassette anni così, sparato sotto casa senza alcuna ragione. Un dolore di fronte al quale si potrebbe correre il rischio di restare muti, inermi. E invece la mamma e il papà di Ciro vogliono che la memoria del loro figlio resti viva nell’impegno, nella testimonianza, nel cambiamento. La loro forza di fronte al dolore ci investe di una responsabilità enorme, la responsabilità di provare davvero a cambiare le cose”.

Dopo la fiaccolata del 14 giugno nel Lotto 0 cresce un percorso di consapevolezza e riappropriazione del territorio. Ma non basta, chi vive quei territori ha bisogno di interventi da parte delle istituzioni. Innanzitutto al governo nazionale per le politiche di intelligence e sicurezza, come chiede UnPopoloInCammino. E poi si attendono, ora, i fatti da parte di Palazzo San Giacomo con il secondo mandato di Luigi de Magistris.

I ragazzi hanno, infatti, lanciato un appello in vista di venerdì: “ci servono le porte e le reti per il campo. Perciò facciamo appello a società sportive, centri sportivi, attivisti impegnati nello sport. Insomma a chiunque ci possa aiutare”. La richiesta è stata inoltrata anche all’Amministrazione che potrebbe, senza enormi risorse, recuperare un paio di reti e di porte. Perché con atti pratici si afferma la presenza nelle periferie più abbandonate. Oppure qualcuno ufficializzi un fatto: solo il dono e il buon cuore si possono costruire le basi di aggregazione sociale nei quartieri a rischio e non con interventi seri, concreti.

I cittadini di Napoli Est attendono, ancora.

 

 

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Napoli, trans pestata e Casa Fiorinda chiusa: “Fare centri antiviolenza nella ex Nato”

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Due notizie nello stesso giorno che chiamano il sindaco riconfermato Luigi de Magistris alla prova dei fatti sul tema dei diritti. Primo caso: ancora una trans aggredita brutalmente a Napoli (e sempre nello stesso quartiere, Fuorigrotta).

Su fb l’amarezza di Loredana Rossi, leader di Associazione TransNapoli: “Che politiche di inserimento lavorativo sono previste per le persone trans? Dove esistono case di accoglienza per le giovani trans che sono cacciate di casa? Che assistenza psicologica e legale viene garantita alla prostitute che denunciano i propri sfruttatori? Quali politiche culturali sono adottate per educare alla diversità? Gli strumenti sono cambiati, ma le persone trans sono ancora sconosciute alle Istituzioni che con le loro condotte omissive, continuano a esiliare e confinare le persone trans ai margini della società. È il terzo grave episodio di violenza transfobica in pochi mesi. È evidente che si tratta di un attacco anche politico alle istituzioni cittadine sensibili alle problematiche LGBT. E proprio alle istituzioni locali l’associazione trans napoli chiede un incontro per intervenire e far cessare questa violenza restando il attesa che la legge contro l’omofobia venga approvata”.

Nel condannare questo nuovo episodio di violenza Daniela Falanga di Arcigay lancia una proposta a Palazzo San Giacomo, che vede d’accordo anche Atn: “L’ex base NATO ha a disposizione un spazio immenso e diversi stabili da poter strutturare come centri di accoglienza. Si potrebbe offrire a Napoli uno spazio enorme in cui poter gestire tutti i casi sensibili, invece di veder andare tutto allo sfascio.  In una città complicata quale la nostra, un modo per garantire dignità a tutti”.

Proprio questa proposta si collega alla seconda notizia del giorno. Il 23 giugno la porta di Casa Fiorinda, l’unica casa per donne maltrattate presente a Napoli in un bene sottratto alla camorra che ha ascoltato e messo in protezione più di 200 donne è stata chiusa. “Casa Fiorinda, pur se prevista nel piano sociale di zona per la prossima programmazione, non ha avuto continuità perché il Comune di Napoli non ha emesso, in tempo, l’avviso pubblico per la prossima aggiudicazione.
Il Comune, si giustifica dicendo che non è stato messo ancora in condizione di programmare la prima annualità dell’attuale triennio di programmazione della 328 (2016-2018) perché la Regione non ha avviato ancora le procedure di trasferimento fondi. Contestualmente, la Regione, per poter aprire la procedura agli Ambiti Territoriali, attende dal Ministero il riparto del Fondo Nazionale Politiche Sociali e l’attribuzione alle Regioni dei fondi da appostare nel bilancio. Come al solito le responsabilità si rimpallano, n on si capisce di chi sono le responsabilità reali e le conseguenze, questo è invece certo e visibile, lo pagano le donne, chi ha bisogno di servizi, il welfare locale che appare sempre più debole”, così scrivono le “donne di Casa Fiorinda” gestita dalla coop sociale Dedalus.

Insomma, nel giorno della proclamazione c’è un campanello che squilla per Luigi de Magistris: è quello dei diritti e dei servizi di welfare per la città sui cui l’attesa è alta. Ora, dopo le promesse, deve arrivare la prova dei fatti.

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Non spegni il sole se gli spari contro

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Vogliono verità e giustizia. I genitori di Ciro Colonna erano in prima fila alla fiaccolata, in silenzio mantenevano lo striscione e avevano il dolore stampato sul volto. Con loro ci sono i guagliuni del rione Lotto 0 di Ponticelli, gli amici di Ciro. Hanno tutti la stessa maglia con il loro amico sorridente e la scritta: “non spegni il sole se gli spari contro”. Lavoratori, disoccupati, giovani, anziani, donne e mamme. Gente perbene di Ponticelli e della periferia orientale.

È una fiaccolata per gridare una verità non ancora scontata, in certi casi anche ignorata: Ciro era innocente, non c’entrava nulla con i gangster. Però viveva a Ponticelli, al Lotto 0 e frequentava il circoletto. Una realtà troppo distante e complicata dal salotto benpensante di una certa borghesia cittadina che ignorava e continua a ignorare pezzi di città, troppo preoccupata della movida ai baretti di Chiaia.

Sono in 500 a camminare silenziosi tra le palazzine grigie e gli edifici abbandonati di quella che doveva essere la “cittadella dei bambini”. Non era scontata la partecipazione da queste parti dove regna la paura. Mantengono fiaccole e lasciano volare in cielo i palloncini bianchi. Sono arrivati anche gli attivisti di UnPopoloInCammino, il movimento che è nato dopo l’uccisione di Genny Cesarano. C’è Alex Zanotelli e alcuni neo eletti al consiglio comunale come Eleonora De Majo, Alessandra Clemente e Rosario Andreozzi. E, soprattutto, ci sono tante persone che abitano la periferia orientale e da sempre impegnate nei comitati e nelle associazioni.

A colpire è il silenzio interrotto solo dagli applausi. Sono le teste appena sporte dalle finestre che hanno paura: “ieri una paranza ha di nuovo sparato in strada”, diceva la voce di popolo raccontando dell’ennesima stesa che richiama la vendetta dopo l’agguato. Eppure c’è chi è sceso in strada ieri, nonostante tutto. E ci sono i genitori che continueranno a pretendere la verità che allontani ogni fango sul loro figlio di 19 anni.

Napoli Est, la ex periferia rossa, è abituata a resistere ma corre su un filo e vuole vivere contro l’autodistruzione di queste gang armate e disperate. Ora toccherà al prossimo sindaco della città, all’attuale presidente della Regione e al Governo: ora sono loro che devono dire da che parte stanno.

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Ultimo saluto a Ciro: dolore e dignità al Lotto 0

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Il sole d’estate sui rioni popolari può essere nero. Alle 13 battono i raggi opprimenti sulle teste di chi si sta dirigendo alla Chiesa di San Francesco nel rione Lotto 0 di Ponticelli, dove per l’ultima volta salutano Ciro Colonna: 18 enne ucciso durante un agguato contro il baby boss “barbudos” Raffaele Cepparulo. “Mio figlio aveva appuntamento con lui alle 16.30. Poi un contrattempo e non è più andato in quel maledetto circoletto. Erano amici, stavano sempre sempre insieme. Alle altre mie figlie ho detto di andar via”. Gennaro vive lì, come un altro papà di un amico di Ciro. È una voce unica che dalla desolazione di quei casermoni si leva da giorni: “Ciro era un bravo ragazzo, un innocente”.

Ora aumenta la paura. C’è la voglia di scappare mentre guardando intorno vedi solo il cemento di questi palazzi: “non c’è nulla qui, non un centro sociale o qualcos’altro per i ragazzi”ripetono. Allora se scendi di casa c’è solo il famigerato circoletto prima di immettersi sulla superstrada che collega ai comuni vesuviani. Il Lotto 0 è una strada di passaggio costruita alle spalle di un marciapiede: né città né provincia, periferia della periferia.

Il dolore è composto. Con educazione chiedono ai giornalisti di entrare senza telecamere e fotocamere. “La stampa si è comportata male e la famiglia vuole discrezione”, dice una persona che lavora all’interno della Prefettura e fa da mediatore con i giornalisti. Un caso singolare, quello della “stampa che si comporta male”, quella seduta davanti a un desk che lascia passare certe veline dei carabinieri mentre da giorni ci sono cronisti che aprono taccuino e microfono agli amici di Ciro e raccontano quel rione. Alessio Viscardi è cresciuto lì, da giorni sta dando voce al “suo” rione: “sono giorni difficili, ripenso quando a 14 anni ero anche io stavo in un circoletto”.

Nonostante dolore e paura non si vuole perdere la dignità. E allora gli amici chiedono giustizia. Lo faranno il 14 giugno alle 19 con una fiaccolata che partirà proprio dalla chiesa dell’ultimo saluto. Vogliono ribadire che si può essere onesti anche in “ambienti criminali” e che non è una colpa varcare la soglia di un circoletto a 18 anni. Chiedono giustizia, prima di essere costretti a scappare e nella speranza di non essere i prossimi casuali obiettivi del piombo dei gangster. Chiedono alla città di esserci, di guardare con i propri occhi il dolore e la dignità del Lotto 0.

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Napoli: così muore un 18enne nella guerra dei gangster

gangster

Foto concessa da Marco Cantile 

 

“Ciro era un ragazzino buono come il pane, amico di mio figlio e di buona famiglia. Lavorava ed andava alla scuola serale: sono affranto e scoraggiato, sia come genitore che come cittadino della zona orientale”. Sono le parole amare e disperate di un papà che in tarda serata commenta la notizia del duplice omicidio di Ponticelli avvenuto ieri.

Ciro Colonna, 18 anni, incensurato, si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nel circoletto del Lotto 0 era presenta Raffaele Cepparulo, 25 anni, il “baby boss” dei “barbudos” del centro storico. Il fuoco dei killer arrivati dalla Sanità, per vendicare il triplice assassinio dei Vastarella di un mese fa. Secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano Metropolis Cepparulo si sarebbe fatto eroicamente scudo con Ciro. Poi l’arrivo della polizia e si sono ripetute le solite scene di tensione con i giornalisti finiti nel mirino e il collega videoperatore Lucio Lucianelli colpito dalla violenza dei pugni.

Come Genny e Maikol caduti sotto la “stesa” o come Mario ucciso per la parentela con i Sarno, come tanti altri ancora in questi mesi di lutto, Ciro è morto solo perché abita a Ponticelli. La sua colpa era quella di trovarsi nell’unico luogo di aggregazione nella desolazione di quei blocchi di cemento tra la periferia est e la zona vesuviana. Ciro è morto perché si trovava in un posto che non conosce alternative alla fuga: se ci resti e lo vivi puoi morire così, a 18 anni. Un’altra vittima innocente di una guerra che ha deprezzato la vita o al massimo la usa come scudo. E per chi vive in quel rione, come in tutti quartieri della dimenticata Napoli Est, c’è una rabbia frustrante e dolorosa che viene rappresentata dalle parole amare del mio collega Alessio Viscardi.

Né camorra né Gomorra: sono bande di gangster senza scrupoli

Ormai da tempo tante persone sono affezionate al dibattito su Gomorra sì, Gomorra no. Tempo sprecato a dibattere su una fiction che fa del marketing il punto di forza della rete a pagamento che lo trasmette. Per la realtà, invece, si è meno affezionati: comprendere il fenomeno, capire cosa sta accadendo in questa città e a una parte della sua generazione persa. Questa non è più camorra. In un quartiere possono arrivare killer da un altro rione senza più “permesso” e ammazzare. Le bande incrociano rapporti e interessi che vanno dal centro al rione Traiano fino a Ponticelli. Qui trovano rifugio questi Scarface del 2000 che celebrano l’estetica del crimine tra tatuaggi, barbe e coca cullando il mito di un giorno da star della mala. E nel nuovo lavoro di Amalia De Simone e Marta Serafini sul corriere.it si può vedere come questi criminali somiglino più ai fanatici dell’Isis: due fondamentalismi che si guardano allo specchio.

Come combatterli? Servirebbero prevenzione e intelligence per sgominare questi gruppi, come ripetono da tempo forze dell’ordine e magistratura. Sicuramente sappiamo come non vanno combattuti. La presenza inutile e comica dei militari di Alfano inchiodano alla responsabilità del governo. L’abbandono di interi rioni dove al circoletto o al centro scommesse non esiste luogo di incontro inchioda le istituzioni comunali e regionali.

E ora? Passeranno 24 ore di sgomento, giorni di paura e coprifuoco, qualche luce mediatica. I cittadini e le associazioni che vogliono reagire si ritroveranno soli come sempre. Intanto a 10 giorni dal ballottaggio non manca lo sciacallaggio elettorale di opinionisti improvvisati che nemmeno sanno come si arriva a Ponticelli. La situazione somiglia al film il Camorrista che periodicamente trasmettono in tv: lo vedi, lo rivedi, storci il naso e poi cambi canale.

Quello che resta è solo un dato personale. Ieri analizzavo le dinamiche del voto del 5 giugno e del suo inquinamento, ma anche la novità del consenso popolare verso chi combatte le camorre. È questa l’altra guerra, quella all’interno di una generazione che vuole cambiare e di quella a mano armata: a terra ci sono troppi morti e come ogni guerra alla fine arriverà il conto, per tutti. E forse quello sarà il giorno in cui tutte le istituzioni saranno chiamate alle loro responsabilità.

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Napoli e il resto di niente di una campagna elettorale

quartieri spagnoli

 

E così termina la campagna elettorale a Napoli. La peggiore della storia, la prima giocata interamente sui social. Piazze virtuali piene, piazze reali vuote.  Da febbraio, con quella per le primarie, ad oggi non ricordiamo nulla che non siano insulti, attacchi personali, risentimenti vendicativi che hanno coinvolto alcuni giornalisti: sono miserie coltivate e cresciute in questi cinque anni, dove la politica è messa da parte e vince il “pre-politico”.

Luigi de Magistris sarà il probabile vincitore (al secondo turno) mentre la premiata ditta Lettieri e Valente ha caricato ingenti risorse sulla comunicazione per sopperire all’insipienza e alla impossibilità di fare un’opposizione reale al sindaco. Resta quasi nell’oblio il signor Brambilla da Monza mentre Nunzia Amura ha tenuta alta la testimonianza falce e martello.

Un’idea di città, piani urbani, ambiente, trasporti, servizi, faide criminali: i temi sono spariti, non sono mai entrati in questa corsa al pestaggio social che ha preso di mire le persone prima dei candidati. È terminato, insomma, il niente. E allora cosa resta di questo niente?

Restano soprattutto le persone. Per la prima volta al consiglio comunale c’è l’imbarazzo della scelta per chi vuole che ci siano giovani e cittadini impegnati prima e, comunque vada, dopo la tornata elettorale: Eleonora de Majo, Pietro Rinaldi, Arnaldo Maurino, Rosario Maresca, Enrico Russo, Jomahe Solis, le tante trans e Lgbt candidate ai consigli municipali. A loro si affiancano altri giovani e cittadini che ci mettono la faccia in quelle scatole vuote delle municipalità come candidati a presidente: Ivo Poggiani (III), Antonio Di Costanzo (VI), Maria de Marco (VIII) tra gli altri. Restano le persone, alcune che ho citato perché conosco di persona e tante altre che possono dare un cambio d’aria all’amministrazione cittadina.

C’è la compostezza di chi non è candidato e non si muove nel vortice di un odio di parte. C’è la dolcezza di mamma Antonella Leardi dopo la sentenza di condanna dell’assassino di suo figlio, Ciro Esposito. C’è la protesta civile di un marito che ha visto morire sua moglie al Vomero colpita da un albero e che non andrà a votare.

Poi per la prima volta le realtà occupate sono entrate attivamente in campo, candidandosi in prima persona o sostenendo attivamente de Magistris come nel caso di Massa Critica. Poi c’è che chi come l’Ex Opg Je so pazz lancia l’idea di un controllo popolare sul voto, un’ “antimafia sociale” di fronte ai rischi evidenti di inquinamento del voto: fatto confermato dalla reazione scomposta e melodrammatica di Lettieri. Ci sono giovani e comitati di Napoli Est, la periferia più abbandonata, che continuano a denunciare il disastro ambientale e sociale su cui tutti i candidati hanno taciuto.

Eppure persone, comitati e movimenti non bastano. Non è nemmeno sufficiente un sindaco, chiunque esso sia. Serve un’idea di città che riparta dalla periferie e accantoni il business dei “grandi eventi” che ingrassano la borghesia commerciale. Serve un pensiero con radici forti, una nuova cultura del meridionalismo e il coinvolgimento delle menti che restano nel deserto di un Mezzogiorno deprivato di una generazione in fuga. Occorre costruire un’idea di comunità che coltivi il seme di un business sociale. Un piccolo esempio lo hanno dato ieri ai Quartieri spagnoli con la riappropriazione di Largo Baracche che ha visto, insieme agli attivisti di Mezzocannone, i ragazzi di quei vicoli: da Carmine a Peppe che a 13 venivano condannati da scuola e territorio mentre oggi sono giovani consapevoli del cambiamento necessario: “facemmo ‘o munno nu poc chiu giusto”, hanno scritto sullo striscione.

Dal niente occorre recuperare il “resto” di un città più giusta con il pensiero a chi ha raccontato nel mondo un’altra Napoli: il 4 giugno eterno con Massimo Troisi ci regala un po’ di resto, o forse tutto, contro il niente.

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Ecoballe, ci vogliono 2 anni e mezzo per spostarle

ECOBALLE

 

Terra dei fuochi. Oggi alla presenza del Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca è stata rimossa la prima ecoballa. Per De Luca è la “giornata storica, l’inizio della soluzione al problema Terra dei Fuochi”. Giubilo sui social network e c’è chi trasferisce il merito direttamente a Renzi. Ovviamente siamo in campagna elettorale è la potenza di una foto o di un video servono, eccome. Poi bisogna spiegare bene di cosa si tratta.

È giustificato tutto questo ottimismo? Non proprio. Lo stesso governatore ammette: “Ci vorranno due anni e mezzo per togliere tutte le balle”. Intanto sono 742.00o metri quadrati di sito tra Masseria del Re e Masseria lo Spesso da bonificare completamente.

Ora si iniziano i lavori di rimozione dei rifiuti imballati e stoccati dei primi 2 lotti  n. 5/6 di Lo Spesso, aggiudicati alla società Vibeco srl che ha realizzato l’impianto di trattamento, confezionamento e pesa ecoballe.  Il cantiere è stato preparato dalla società  I.A. Consulting srl, che ha progettato l’allestimento del cantiere con la predisposizione delle macchine di lavorazione: macchina per la pesa, portale radio metrico, impianto di trattamento per la filmatura e la pressatura delle ecoballe, oltre che l’allestimento degli uffici.

Questo permetterà la sana e corretta funzione dell’impianto, in quanto grazie a queste macchine i camion prima di uscire dall’impianto passeranno per la pesa e il portale radio metrico per verificare l’eventuale presenza di materiale radioattivo. A questo punto verranno smistati in due destinazioni finali: una nazionale per alimentare gli impianti del cementificio, divenendo così combustibili solidi secondari (prassi solita in Europa ma rara in Italia – dati statistici parlano del 16%) e una estera con l’invio delle balle rifilmate e impacchettate via nave verso la Spagna.

Per il direttore tecnico della I.A. Consulting srl Raffaele Iorio si tratta di “un mezzo miracolo”. Eppure restano tanti nodi prima di cantare vittoria nella Terra dei fuochi. Innanzitutto ci sono davanti ancora 2 anni e mezzo prima che esca l’ultima ecoballa; poi occorre capire bene circa il capitolo bonifiche dove recenti inchieste dimostrano la capacità di “riciclo” delle ditte mafiose; resta tutta aperta la partita su ciclo dei rifiuti mentre occorre capire quali sono i controlli nei cementifici dove finirà parte della monnezza e con quale impatto ambientale. Infine, restano tutti i nodi relativi ai roghi, alle discariche, allo screening sanitario e alla prevenzione.

Insomma, più che una giornata storica oggi è stata solo sollevata una ecoballa nella terra del disastro ambientale.

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